Il fenomeno dello “sbattezzo”, da gesto dimostrativo di pochi attivisti, sta diventando una pratica diffusa, soprattutto per l’opera della UAAR (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti): sempre più apostati hanno consegnato alla propria parrocchia la richiesta di rinuncia agli effetti del battesimo.
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La cancellazione degli effetti civili del battesimo sancisce un diritto elementare, riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: quello di poter abbandonare una confessione religiosa o, nel caso specifico, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi”, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche, come reciterebbe il catechismo.
Le ragioni addotte dai sostenitori dello sbattezzo includono la coerenza dei propri principi atei o agnostici, la protesta contro la discriminazione (razziale, di genere, di orientamento sessuale, di opinione in materia religiosa, di ricerca scientifica o etica nella sfera pubblica) o la semplice dichiarazione di non fare più parte del circolo cattolico.
Nelle dichiarazioni dell’UAAR, e della maggior parte degli sbattezzati, lo sbattezzo non implica contro riti vendicativi, ma è un invito a esercitare il diritto di non essere più cattolici, per abbattere il muro di un pervasivo condizionamento ambientale e sottrarre alle gerarchie ecclesiastiche numeri che essi utilizzerebbero a fini ideologici e propagandistici, equiparandoli a quelli degli effettivi credenti per rivendicare il supporto della popolazione in materia etica, politica e economica.
Quali sono le possibile interpretazioni di questo fenomeno? Lo sbattezzo è davvero una reazione individuale ai tempi, priva di una dimensione rituale, o è a sua volta un rito dai presupposti e dalle modalità peculiari?
Quali sono le possibili ripercussioni dell’ampliarsi del fenomeno dello sbattezzo sulla società italiana? |