Emblema della visione e del proibito, della bellezza e dell’orrore, lo sguardo millenario di Medusa attraversa il mito, la letteratura, l’arte e i saperi, li rifrange, li contamina in una proliferante vertigine.
La seduzione predatoria, la mostruosità ibrida e informe, il processo pietrificante, il potere oscuro della fascinazione, la proliferazione bestiale si agitano come demoni in un mito dalle manifestazioni tentacolari e dal profondo nucleo pulsante.
Dal volto di Medusa, oscillante tra l’orrore del terrifico e il ridicolo del grottesco, emana lo sguardo che l’indistinto, il caotico, la morte, l’abisso restituiscono al tentativo umano di circoscriverli.
Gorgòn si fa uno specchio del disastro e insegue l’agghiacciante volto che le dona il nome: dalla mostruosità del frontone di Artemide alla domesticazione del volto Rondanini; dal fascino della predazione all’impietoso orrore dell’alterità; dal potere pietrificante dello sguardo all'informità nelle coordinate del sapere.
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