Il calendario attico, come pure le sue varianti e declinazioni, fa riflettere in chiave problematica alla visione particolaristica delle stagioni, della vita politica e degli eventi sociali, come pure agli aspetti sociali della regione ellenica che lo determinarono.
Tra le caratteristiche che rendono questo calendario decisamente atipico per il modo in cui siamo abituati a concepire l’anno ce n’è una che confligge in maniera molto evidente con la nozione gregoriana: l’inizio dell’anno, per il calendario attico, non era univoco né prestabilito.
Il cosiddetto capodanno non si limitava a non corrispondere affatto al mese di Gennaio del calendario gregoriano (secondo questo sistema, infatti, il primo mese dell’anno, Hekatombaion, inizia più o meno in corrispondenza con la metà dell’attuale Giugno, e cioè il giorno successivo all’osservazione della prima luna nuova dopo il solstizio estivo): il primo dell’anno, infatti, non era una data, nel senso che non era neppure stabilita in un giorno prefissato.
L’inizio dell’anno, piuttosto che previsto in termini ordinali, era strettamente legato all’osservazione empirica del ciclo della luna rispetto al solstizio (il punto astronomico in cui il variare della traiettoria del sole rispetto all’orizzonte sembra rallentare completamente fino a fermarsi). Questa correlazione tra gli eventi è evidentemente variabile e avrebbe portato allo spostamento in avanti contino dei mesi attici, con oscillazioni di anche a un mese rispetto alla regolarità tipica del nostro calendario corrente.