La peculiarità dello sguardo e lo statuto dell'horror nipponico degli ultimi decenni ripropongono, più o meno direttamente e consapevolmente, la pietrificazione mortale del mito di Medusa.
La ragione principale che ci porta a analizzare l’ormai celebre Ring, romanzo dal quale sono tratti fumetti, serie televisive e lungometraggi cinematografici di grande successo (su cui tanto, forse troppo, è stato già scritto), è il carattere decisamente ambiguo e sfuggente della relazione che esso intrattiene con il racconto mitologico del quale è protagonista Medusa, la più celebre tra le gorgoni.
In Ring, tuttavia, Medusa non rappresenta esclusivamente l’efficace metafora dei pericoli insiti nella visione – o, sempre per dirla nei termini della psico-analisi freudiana, di quelli in cui si incorre a causa delle congenite pulsioni, voyeuristiche o scopiche che dir si voglia.
La particolarità del romanzo scritto nel 1991 da Suzuki Koji consiste nella ripresa quasi letterale del personaggio di Medusa, che viene portato in scena e attualizzato in una maniera che crediamo (non del tutto) volontaria. Un simile personaggio pare infatti non avere equivalenti in Giappone.
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Pubblicato in GORGòN Alpha – II edizione


Ringu, 1998 (dii Hideo Nakata, dal romanzo di Koji Suzuki del 1991).