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Recensioni e scontri mediali

 

Stephenie Meyer,
Twilight
– Fazi Editore

recensione a cura di Francesca Barbalace

 

La sempre maggiore frequenza con cui di questi tempi si assiste alla messa in commercio di prodotti che hanno come protagonisti i vampiri o presunti tali – e che hanno per destinatario perlopiù il pubblico degli adolescenti – ci spinge alla lettura di Twilight (di Stephenie Meyer – Fazi editore, pp.412, €18,50): un libro che, anche grazie a una fortunata trasposizione cinematografica, ha dato il via all’ultima ondata di questa moda ricorrente.

Per raccontare la trama del romanzo della Meyer bastano poche righe. Un’adolescente americana, Isabella Swan, dopo il secondo matrimonio della madre si trasferisce dal padre a Forks, piovosa cittadina nello stato di Washington. Qui si innamora, ricambiata, di Edward Cullen, giovane bellissimo e misterioso, che si rivela addirittura un vampiro e la introdurrà a un mondo di non umani. Un po’ Buffy, un po’ Regina dei dannati: questo è l’intreccio di un testo che sa di già letto e di già visto, ambientato in un banale mondo dell’high school americana, fatto di mense, balli scolastici e lezioni.

Quello di Twilight è un mondo talmente scontato che qualsiasi lettore minimamente non sprovveduto sarà in grado di intuire con molto anticipo ogni modalità del dipanarsi della vicenda, al punto che già dai primissimi capitoli le pagine del libro si rivelano incapaci di suscitare la minima sorpresa. A meno che, beninteso, questo non sia un sapiente modo per entusiasmare la lettrice adolescente, facendole credere di aver penetrato i segreti del romanzo, e con esso le tecniche narrative dell’autrice.

 

"Quello di Twilight è un mondo talmente scontato che qualsiasi lettore minimamente non sprovveduto sarà in grado di intuire con molto anticipo ogni modalità del dipanarsi della vicenda...


Sia come sia, riteniamo di trovarci di fronte a un Tre metri sopra il cielo in salsa dark, a un ordinario romanzo d’amore per adolescenti in cui, invece della solita storia d’amore tra due esseri umani, a essere propinata al lettore è quella tra la brutta anatroccolo Isabella Swan (Swan, guarda caso, significa “cigno”) e Edward, il bel vampiro – il quale, tuttavia, non ha niente della complessità dei più illustri tra i suoi predecessori.

Edward e la sua “famiglia” sono dei vampiri solo nominalmente: i loro atteggiamenti, le loro parole e i loro tratti sono fastidiosamente umani, troppo umani (e di un tipo di umanità agli antipodi del vampiro), e fin troppo spesso il lettore tende a dimenticare del tutto che la sua lettura ha per protagonisti degli esponenti dell’immortale stirpe di Dracula.

Se da un lato è forse possibile apprezzare l’umanità di vampiri che si cibano unicamente del sangue di animali, dall’altro è forse più fondato il sospetto che la figura del vampiro abbia qui l’unico compito di inserire un elemento di colore in un comune romanzo d’amore per adolescenti sognatrici. Il vampiro Edward riveste i panni del tradizionale principe azzurro delle fiabe e ne acquisisce tutte le caratteristiche più stereotipate: bellezza, forza, coraggio, atteggiamento protettivo nei confronti di un’amata che, in questo romanzo come non mai, è un personaggio privo di qualsivoglia spessore.

 

"Edward e la sua “famiglia” sono dei vampiri solo nominalmente e fin troppo spesso il lettore tende a dimenticare del tutto che la sua lettura ha per protagonisti degli esponenti dell’immortale stirpe di Dracula"


Dopo diciannove capitoli di melense dichiarazioni d’amore la Meyer sembra riuscire a risollevare le sorti del romanzo trasformando la sdolcinata love story in uno scontro tra vampiri di gruppi diversi; tuttavia, l’autrice si rivela ben presto incapace di sostenere il ritmo della narrazione, al quale preferisce uno scontato “e vissero felici e contenti”.

Forse il romanzo sarebbe potuto essere più stimolante se narrato dal punto di vista del giovane e innamorato vampiro, Edward: i suoi atteggiamenti, le sue parole, le difficoltà nel conciliare gli istinti del vampiro e l’amore per Isabella offrono spunti interessanti, ma questi passaggi perdono tutto il loro potenziale una volta inseriti nella narrazione della scialba protagonista – il cui indubbio vantaggio è quello di essere un personaggio in cui l’adolescente media (o presunta tale) può facilmente identificarsi.
Niente da salvare, dunque, in questo sforzo della Meyer? Probabilmente, solo la sua capacità di riaccendere comunque l’amore per la lettura in un popolo di adolescenti sempre più lontano dai libri. In questo senso ci auguriamo che Twilight sia almeno solo lo sprone ad avvicinarsi a opere, vampiriche e non, di maggior valore letterario.

 

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