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Pandaimonia
Testi e biografie liminari
Gorgone, frontone del Tempio di Artemide, Museo di Corfù
Jean-Pierre Vernant - La morte negli occhi
Figure dell'altro nell'antica Grecia.
Presentazione a cura di Marco Benoit Carbone
La morte negli occhi è la semplice, eppur terrificante interpellazione dei dubbi che il mito, specchio e amplificazione del dramma di identità, ha condensato nelle sue più elementari e potenti maschere. Gli dei-maschera della mitologia greca costringono l’uomo, e il suo stesso modello di umanità, al confronto con l’indistinto, il caotico, l’anormale.
La tensione tra civiltà e selvatichezza espressa dal dramma dell’animale umano è condensata in Artemide, dea della caccia, mediatrice dello straniero distinto dall’uomo della società, figura degli stati liminari tra età adulta e adolescenza, tra umanità e stato ferino. Il contatto dell'uomo con l'estasi del divino si esprime in Dioniso, che irrompe nel quotidiano come una perturbazione delirante, un ribaltamento liberatorio e, al tempo stesso, la riconferma esorcizzante e socialmente accettabile di un temporaneo rientro in una condizione orgiastica e presociale, rituale, panica. La gorgone, infine, grottesco, orrido simbolo dell’estrema alterità, rappresenta con il suo sguardo inaffrontabile, portatore di paralisi e morte, il puro terrore del caos, lo smarrimento nel non-senso, la perdita dell’identità nel più irreparabile dei disordini.
Concentrato di interferenze teriomorfe, abisso della potenza di morte, guardiano liminare tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, Medusa vigila sul regno di Persefone ai confini del ventre oscuro di una terra di voragini popolate da mostruosità, ultima e definitiva incarnazione di una genealogia di spauracchi prodotta dalle teogonie greche.

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Pubblicato in GORGòN Alpha – II edizione


Dioniso, rilievo del Tempio di Artemide, Museo di Corfù
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