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Storia dell'occhio

Georges Bataille
Storia dell'occhio
L'immagine surrealista tra letteratura, filosofia e oscenità.

Georges Bataille, Storia dell’occhio, SE, Milano 2008 (doppia edizione, con una postfazione critica di Roland Barthes e illustrazioni di Hans Bellmer e André Masson; ed. or., Histoire de l’œil, Jean-Jacques Pauvert, Parigi, 1957). Illustrazioni tratte dall'edizione SE dell'opera.

Scheda a cura di Marco Benoit Carbone

In quest'opera Bataille nasconde sotto una confezione narrativa un inusitato estremismo linguistico e un'abissale esplorazione della sessualità, che SE presenta in una veste editoriale esauriente, inclusiva di una magistrale postfazione critica di Roland Barthes.

La Storia dell’occhio di Bataille è un romanzo breve in cui si narrano le avventure erotiche di una giovane coppia – l’anonimo narratore e Simone – che si spinge fino alle conseguenze della violenza e dell’omicidio in un'esperienza di esplorazione sessuale compulsiva e reiterata, non priva di una dimensione tragica o grottesca. Il narratore e Simone, compagni di perversione, sono molto giovani. Le attività in cui sono coinvolti riguardano inizialmente la masturbazione. La loro sperimentazione sessuale si sviluppa però ben presto in un processo di estremizzazione dal carattere quasi iniziatico, che li porta a una serie di rapporti orali e sessuali connotati dalla fissazione sugli umori e i fluidi corporei.

L’intera narrazione della Storia dell'occhio è però un puro pretesto per un esercizio stilistico che mescola concetto filosofico e registro sessualmente esplicito. Essa si fonda su una doppia tensione: l’una, fondata sulla reiterazione dell’impulso sessuale e del suo sfogo conseguente; l’altra, più blanda e laterale, sul pretesto dell’unione sessuale del narratore e di Simone con Marcelle, costantemente allontanata e resa inaccessibile dagli eventi in una sorta di incarnazione sul personaggio del senso di incompletezza che pertiene alla ricerca della soddisfazione erotica.

Masson

"La tensione erotica, ricercata ossessivamente, rintracciata o inaccessibile, è la croce e delizia e la chiave di volta dell'edificio di senso dell'opera"


I personaggi del romanzo sono connotati in maniera talmente unilaterale al loro stato di separazione o unione erotica del momento da diventare quasi, per estremo, delle pure funzioni narrative; o meglio ancora degli abissi psicologici, in cui il desiderio e la compulsione sessuale mettono in secondo piano ogni tentativo di tracciare una qualsivoglia altra caratteristica psicologica sviluppata.
Il testo di Bataille rifugge completamente ogni sensata analisi di tipo strutturalista, qualora la si intendesse come la ricerca di griglie o costanti narrative ricorrenti. I suoi significati operano per puro arbitrio semantico; le vicende narrate sono funzionali a una deriva del senso; la struttura lineare della narrazione è pura superficie; le funzioni narrative rivestite dai personaggi sono estreme e inusuali. L’intreccio o la cosiddetta fabula dell'anti-romanzo batailleiano sono puramente strumentali all’esplorazione, stilisticamente eccessiva e parossistica, in cui Bataille si avventura con la sua filosofia poetica, ibrida e gravitante intorno alla nozione dello spreco.


La tensione erotica, di volta in volta ossessivamente ricercata, rintracciata o inaccessibile - e dunque croce e delizia - è la chiave di volta dell'edificio di senso dell'opera. Il vero protagonista delle vicende, tuttavia, non è il narratore o Simone, né lo è Marcelle, la figura più vicina all’oggetto con cui i protagonisti desiderano congiungersi: è, piuttosto, l’occhio. A partire da questo formante visivo e tangibile, liquido e mercuriale, si dispiega una riserva pressoché illimitata di senso, secondo quel principio di attribuzione gratuita del significato che è proprio del sogno, di uno stato di coscienza alterata o massima libertà.

 

Approfondimento

È Roland Barthes a illustrare, nella postfazione critica all'edizione di SE, la storia dell’occhio come quella di un oggetto che subisce innumerevoli trasformazioni semantiche: l’uovo, i testicoli del toro, i fenomeni atmosferici e persino l’urina, in una sinestesia estrema, diventano sue estensioni simboliche e si connotano arbitrariamente di una continuità semantica e erotica. Il racconto osceno nasconde dunque un gioco retorico in cui le metafore, riferite all’occhio e agli organi sessuali, s’intrecciano e si confondono secondo una logica delle immagini puramente surrealista.


La Storia dell’occhio è la storia dell’oggetto nel suo passare di immagine in immagine. Barthes offre un contributo critico che non è tanto decostruzionista nel senso di una deteriore deriva interpretativa, quanto capace di seguire in maniera brillante la decostruzione letteraria di Bataille sul suo stesso terreno: il testo batailleiano sarebbe una “significazione senza significato” che può essere accompagnata da una critica formale solo “molto a distanza”.


In questo senso Histoire de l’œil è un classico della letteratura erotica moderna ma anche un testo di estremo interesse per la comprensione del peculiare pensiero filosofico batailleiano. Se l'Occhio di Bataille è un'incursione nel “genere” della letteratura erotica, esso non rinuncia a pronunciarsi dalla prospettiva di un carattere sofisticato, linguisticamente estremista, venato di filosofia, eminentemente meta-narrativo. Da questo punto di vista l'edizione di SE si rivela capace di inquadrare l'opera in una collana e in una veste editoriale che forniscono una cornice capace di magnificarne la complessità e la profondità e unire diversi tipi di pubblico.

 

Bellmer

"Il romanzo dell'occhio è una parossistica esaltazione erotica del reale nella sua contraddittorietà, che attraversa il triviale e il clinico, il romantico e l’osceno"

Edito nella collana ‘Biblioteca dell’eros SE’, confezionato in un’edizione critica con più versioni della stessa opera e illustrazioni d’autore (la prima del 1928, con illustrazioni di Masson; la seconda del 1967, con incisioni di Bellmer), Histoire de l’œil è presentato in una brossura elegante, quintessenza dell’erotismo letterario di SE. La copertina ruvida e la dimensione figurativa a un tempo erotica e disturbante, grazie all’illustrazione di Bellmer, offrono una cornice quasi fisica. La forza autoriale di Bataille, si dispiega anche con un ritratto fotografico in quarta di copertina - un “onore” non garantito a tutti gli autori nella collana.


Del racconto sono presenti due delle quattro edizioni dell’opera nel corso della sua vita editoriale. Una nota si presenta come un accurato rendiconto su tutte le vicende editoriali dell’opera. Al lettore sono così offerti diversi livelli di lettura con diversi gradienti di approfondimento, dalla prima lettura del testo fino al raffronto e alla rilettura attraverso lo strumento critico di Roland Barthes. L’apparato critico firmato da Barthes anticipa e rafforza il valore di trascendenza del testo rispetto alla pura e semplice trama del testo.


è però lo stesso Bataille a farsi interprete di sé stesso, nonché critico, in un secondo capitolo dell’opera, interamente autoriflessivo: prima l’autore produce il romanzo in un lungo capitolo; poi fa seguire nel secondo una riflessione su quanto scritto. L’unità del romanzo non è intaccata: la riflessione avviene nello stesso corpo dei capitoli dell'opera letteraria, ed è in questo modo che Bataille può esplorare criticamente i presupposti del breve romanzo, descrivendo il rapporto tra la sua autobiografia, le sue condizioni psicologiche e il suo ruolo come agente della scrittura riflesso nel personaggio narrante.


Nel gioco narrativo e editoriale di Bataille a essere scardinata è proprio ogni scontata unità o identità dell’opera come fatto psicologico, in favore di una constatazione della pluralità dei livelli di scrittura e interpretazione da cui deriva il testo. In questo senso Bataille risponde a quell'esigenza del testo erotico di ripiegarsi intorno al suo autore empirico o alla realtà dei fatti descritti – presunti o reali che siano questi elementi – e di offrire al lettore un dialogo con la soggettività, sensibilità e intelligenza personali, capace di trascendere la semplice evasione dalla realtà. Il romanzo dell'occhio è allora una parossistica esaltazione erotica degli aspetti contraddittori del reale, con un lessico stratificato, che passa dal colloquiale al clinico, dal romantico all’osceno, fino al triviale, e non si preoccupa di contaminare le diverse attrattive che potrebbero interessare dei pubblici a compartimenti stagni.

Bellmer

"una dimostrazione del genio di Bataille è il successo nell'avere accostato filosofia, letteratura e erotismo in un pullulare informe e debordante di atavismi e oscenità"


C’è di più in gioco che non la semplice bontà letteraria di un prodotto culturale. Per Bataille l’erotismo è la chiave per ricomporre una frattura dell’essere. Tuttavia questo atto è trasgressivo, osceno e problematico per definizione: si sostanzia in una commistione di assoluta attrattiva e totale repulsione verso gli organi sessuali, in un’apertura all’altro intesa come ferita (sia metaforicamente che nella visione effettiva degli organi genitali, equiparati a piaghe scoperte); in un alternarsi di dominio e sottomissione in cui l’erotismo gioca il ruolo di fine e limite umano.


In questo senso è rilevante notare come Bataille sia capace di operare una sintesi tra un linguaggio erotico idiosincratico - talmente esplicito da farsi pornografico, ma anche scorrevolissimo e chiaro dal punto di vista narrativo - e la profondità intellettuale che attraversa la sua opera più strettamente filosofica. La contaminazione della narrazione con l’attività filosofica e la disarticolazione della psicologia e del processo letterario dentro la narrazione sono uno smacco a ogni idealismo anti-erotico; producono una grande dimostrazione del genio di Bataille, capace di far vivere un testo in tre ambiti apparentemente antitetici, ognuno dotato di uno scaffale e di un pubblico di riferimento: da un lato, il reparto di filosofia; da un altro, quello della letteratura; e infine l'erotismo, nel suo pullulare informe e debordante di mode, atavismi e oscenità.

 

Approfondimenti

Georges Bataille, La parte maledetta - La nozione di dépense, Bollati Boringhieri, Torino 2003.


Roland Barthes, Saggi critici, Einaudi, Torino 1966.

Roland Barthes, “La metafora dell’occhio”, in Bataille, G., La storia dell’occhio, SE, Milano 2008 (già in Barthes, 1966, Saggi critici (cit.).

 

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